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Perché Platone scrisse dialoghi socratici? Analisi del ruolo dell'uditorio

Perché Platone scrisse dialoghi socratici? Analisi del ruolo dell'uditorio
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  Estratto da e-book pp. 455-468 PERCHÉ PLATONE SCRISSE DIALOGHI SOCRATICI?ANALISI DEL RUOLO DELL'UDITORIOCandiotto LauraUniversità Ca' Foscari di VeneziaPerché Platone scrisse dialoghi socratici?Questa è la domanda che verrà posta nel contributo, le cui risposte verrannorintracciate tramite un'analisi letteraria e socio-politica, oltre che filosofica, dei primidialoghi socratici. Propongo delle risposte che, assumendo un'interpretazione di tipomaieutico, sono collegate ad un incidenza della filosofia platonica nella societàateniese. In particolare, attraverso un'analisi degli interlocutori e del ruolo degli uditori(interni ed esterni), sarà possibile dimostrare la finalità socio-politica dei primi dialoghisocratici e verrà analizzata la strategia che permette il suo raggiungimento. Essa èdefinita " elenchos retroattivo" e rappresenta una particolare forma di confutazione-purificazione dell'uditorio. 1. Introduzione All'interno di questo contributo si vogliono rintracciare le finalità di ordine sociale epolitico che spinsero Platone alla scrittura di dialoghi socratici ed individuare lestrategie messe in atto per perseguirle. Questa scelta, tuttavia, non nega il fatto che sipossano rinvenire altre motivazioni, le quali, però, a mio parere, non sono quellecentrali. In questo contributo cerco di dimostrare il perché.Platone non fu l'unico a scrivere dialoghi socratici. Livio Rossetti 1 ha contato ben 300dialoghi socratici, scritti specialmente dopo la morte di Socrate, ma non solo.Potremmo dire, cioè, che nel passaggio tra il quinto e quarto secolo, ad Atene, vi fu unavera e propria moda del genere che si interruppe con la morte di coloro che avevanoconosciuto direttamente Socrate.Neppure la forma dialogica fu inventata da Platone. Essa, secondo Aristotele 2  (econfermato da Diogene Laerzio 3 ), è stata inventata da Alexamenos di Teos; già presentenella poesia epica, nel ditirambo, nella poesia drammatica (specialmente nella tragedia)e nella storiografia, essa verrà utilizzata nel genere dei logoi sokratikoi. Platone, quindi, non ha inventato né la forma dialogica né i dialoghi socratici; qual èallora il portato dell'opera platonica?In questo articolo non voglio addentrarmi su temi ben noti, fin dall'antichità, delcontributo filosofico che Platone ha portato al genere o alla bellezza che è riuscito acreare nella sua opera. Neppure, per ragioni di spazio, potrò richiamare la scelta dellaforma dialogica come metodo di indagine filosofica. Assumerò invece come dato ilfatto che Platone fu uno degli scrittori del genere letterario, diffuso all'epoca, dei logoisokratikoi . 1 Rossetti 2011, 23-53. 2 Arist. Po. 1447 b11 dove Aristotele inserisce i logoi sokratikoi nel genere della poesia a fronte del lorocarattere mimetico. Cf. anche Arist. Rh. 1417 a 21. 3 D.L.   III 48.  2. Il processo Per richiamare le questioni di carattere storico e politico che hanno condotto ildiscepolo a dedicare i suoi primi scritti alla difesa del proprio maestro costruendoun'immagine di quest'ultimo in grado di contrastare quella che aveva condotto ènecessario riferirsi al processo 4 intentato a Socrate nel 399. In merito al processo è statoscritto molto fin dall'antichità: difensori e accusatori di Socrate si scontrarono,proponendo analisi differenti del fatto e delle cause che lo provocarono, nella creazionedell'immagine di Socrate che sarebbe passata ai posteri. In primo luogo èfondamentale sottolineare come la morte di Socrate abbia creato dibattito: il solo fattoche ci fu l'esigenza da parte degli allievi ed amici di Socrate di produrre logoi sokratikoi è prova di esso. Senofonte 5 ricostruisce il dibattito citando tra gli accusatori l'oratorePolicrate che scrisse un'accusa a Socrate nel 393. Questa accusa, ai miei occhi, è moltoimportante perché inserisce il processo a Socrate all'interno di un quadro strettamentepolitico. Socrate è apparso alla restaurata democrazia come un nemico del popoloessendo stato il maestro e il consigliere di Alcibiade, Crizia e Carmide. Secondo Wolff 6  , gran parte della letteratura socratica può essere considerata come una risposta alleaccuse di Policrate. All'interno di questo quadro, quindi, si inseriscono i dialoghisocratici prodotti da Platone. Platone scrisse questi dialoghi per poter difendere ilproprio maestro dalle accuse di essere stato fautore della tirannide, essendo stato ilmaestro di coloro che la crearono (in questo caso penso specialmente a Crizia). Platoneha dovuto quindi costruire un'immagine del proprio maestro differente da quellaproposta dagli accusatori. 7 Per fare questo ha dovuto mascherare la portata politicadell'educazione socratica e al contempo ha dovuto creare delle strategie dicomunicazione con l'uditorio per fare in modo di far affermare l'immagine da luiproposta. Sostenere questo non significa affermare che la lettura proposta da Platone oda Senofonte sia frutto di una cospirazione per nascondere la verità su Socrate 8 ; significa puntare l'attenzione sul fatto che essa non sia una lettura neutra maconsiderarla, invece, portatrice di finalità extra-estetiche e, cioè, politiche e sociali. Lafinalità apologetica platonica si sposa con la finalità politica: criticando elencticamentegli interlocutori socratici, Platone poteva criticare la società che aveva condannatoSocrate e che si trovava ancora al potere. I dialoghi socratici sono quindi delle armi inmano a Platone dirette agli avversari storici di Socrate (i suoi accusatori al processo), ailoro discendenti (Policrate) e ai loro associati (i capi del partito democratico). 3. Gli interlocutori socratici L'analisi degli interlocutori socratici (dal punto di vista della loro storicità e del lororuolo sociale) è a mio parere la prova maggiore in grado di convalidare la tesi che quivoglio sostenere. Questa analisi, inoltre, permette di comprendere perché nei dialoghisocratici non si compia una cooperazione che permetta di raggiungere una conoscenza 4   Questa stessa finalità, a mio parere, è stata perseguita anche da Senofonte. 5 X.  Mem. II. 6 Wolff 2010 [1985], 124. 7 In merito a questa tematica, che qui posso solo citare per accenni, rimando al mio contributo "Socrate el'educazione dei giovani aristocratici. Il caso di Crizia" esposto al convegno Socratica  , Trento 23-25febbraio 2012 e che verrà pubblicato negli atti nel corso di quest'anno. 8 Su questo aspetto rinvio all'attenta analisi condotta da Luc Brisson nella sua introduzione all'  Apologia .Cf. Brisson 2005 [1997], 31-33.  vera. Platone, in molti dialoghi, pone di fronte a Socrate politici, retori e sofisti che sonoi fautori della degenerazione di Atene; con essi non è possibile mettere in atto lacooperazione dialogica e anche se essi accettassero le regole del dialogare (come si notanel Gorgia specialmente nella figura di Callicle o nell' Eutifrone con l'interlocutoreomonimo) questo non sarebbe sufficiente per poter raggiungere la verità. Scopo quindidei primi dialoghi socratici non è quello di testimoniare il raggiungimento di unaconoscenza condivisa ma di mostrare all'uditorio come questa, con determinatiinterlocutori, non sia raggiungibile. Perché Platone ha voluto testimoniare ciò?La risposta, a mio parere, si trova analizzando nello specifico chi fossero i primiinterlocutori socratici e comprendendo che l'esito del dialogo dipende massimamenteda che tipo di persona sia l'interlocutore, chi sia concretamente, che ruolo rivesta nellasocietà e che stile di vita conduca.Gli interlocutori socratici sono innanzitutto personaggi storici 9 e posso essereraggruppati in tre categorie: gli aristocratici (al cui interno un ruolo importante ègiocato dai giovani aristocratici), i rappresentanti della società dell'epoca (sofisti, retori,politici) e di una particolare techne (indovino, rapsode, stratega), gli amici di Socrate ePlatone. Una categoria trasversale ad esse è data dalle relazioni familiari o non tra ipersonaggi: padre e figlio, zio e nipote, amante e amato.Platone, nei primi dialoghi, ha scelto di mettere Socrate di fronte a questi personaggiper testimoniare le reali relazioni intrattenute dal maestro ma anche per costruire lasua memoria e per operare una coscientizzazione del pubblico. Le prime due categoriedi interlocutori sono le categorie che Platone ritiene sia necessario criticare, sia perchéresponsabili del degrado della società ateniese sia perché, agli occhi di Platone, in parteresponsabili della morte di Socrate. Fornendo una testimonianza in merito a chi fosserostati gli interlocutori di Socrate, Platone al contempo mette in atto un'azione critica epedagogica nei confronti del pubblico (quella che successivamente descriverò come" elenchos retroattivo"). Platone, quindi, aveva uno scopo preciso nel costruire i dialoghicome li ha costruiti: egli non voleva solo fornire alla storia una certa immagine diSocrate ma, anche, voleva agire pedagogicamente sulla società, attraverso l'educazionedei suoi uditori. Platone, difendendo il proprio maestro, vuole migliorare la società.Quest'ultimo aspetto può essere criticato. Esso, principalmente, presupponel'accettazione dell'interpretazione maieutica 10 (che io comunque intendo in maniera"ristretta": Platone si rivolgeva agli uditori a lui contemporanei e non ai lettori di tutti itempi 11 ) e, secondariamente, di un'interpretazione letteraria in grado di trarre elementivalidi per la dimostrazione dalla drammaturgia platonica. All'epoca si stava svolgendoil passaggio dall'oralità alla scrittura e la fruibilità dei libri non era per nullaparagonabile alla nostra attuale. L'oralità, pur all'interno di una società che stavaacquisendo l'uso della scrittura 12  , aveva un ruolo principale: i libri venivano letti ad altavoce e pubblicamente. Non esisteva la dimensione del singolo individuo chesilenziosamente, nella propria interiorità 13  ,leggeva il libro: non esisteva il "lettore".Esisteva invece l'uditore dei dialoghi platonici letti pubblicamente. I libri, inoltre, 9 Cf. Vidal-Naquet 1990. 10 Gill 2006, 53-75. 11 Cf. Candiotto 2012. 12 Brisson 1982, 21. 13 Aubry-Ildefonse 2008; Vernant 2007 [1962].
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