History

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Beato Angelico, Madonna col Bambino e angeli tra i santi Domenico e Caterina d’Alessandria, 1435 c., Città del Vaticano, Musei Vaticani

A. in: Benozzo Gozzoli e Cosimo Rosselli nelle terre di Castelfiorentino, exh. cat. (Castelfiorentino, Museo Benozzo Gozzoli, 2011) B. in Piero della Francesca. Indagine su un mito, catalogo della mostra (Forlì, Musei San Domenico, 13 febbraio - 26
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   Le notizie sulla tavoletta non rimontano più indie-tro della prima metà del XIX   secolo, allorché essa si trovava nella collezione di ‘primitivi’ del conte Guido di Bisenzio a Roma, che alla sua morte nel 1847 venne venduta in blocco a Lord Ward, futuro Earl of Dudley. Successivamente, nel 1872, il col-lezionista inglese la scambiò con una tela di Muril-lo donata a Pio IX dalla regina di Spagna nel 1856 per completare la serie in suo possesso del pittore spagnolo sulla Parabola del figliol prodigo (Galli, in Omaggio a Beato Angelico 2001, p. 38): l’opera entrò così nella Pinacoteca Vaticana (1877). Nella letteratura storico-artistica è stato pressoché una-nime il riconoscimento dell’autografia del dipinto, con le eccezioni isolate, e oggi del tutto supera-te, di Pichon (1912) e di Pope-Hennessy (1952 e 1974, seguito da Cardile 1983), che la assegnavano a un collaboratore, identificato da Pope-Hennessy con Zanobi Strozzi, a suo giudizio responsabi-le anche di altre opere del catalogo angelichiano (come la pala di Bosco ai Frati). Dubbi maggiori invece hanno riguardato la datazione: precoce per van Marle (1928), Ciraolo-Arbib (1928), Muratoff (1930), Redig de Campos (1955), Urbani (1957), Salmi (1958), Orlandi (1964), Castelfranchi Vegas (1989); alla fase tarda (anni Quaranta) per Bosko-vits (1976), Spike (1996), Galli (2001), addirittura all’ultimo soggiorno romano (1454 ca) per Bonsan-ti (1998); pertinente alla maturità (1435 ca) per Schottmüller (1911 e 1924), Collobi Ragghianti (1955), Baldini (1986), Angelelli (1988), Corni-ni (1992; in Fra Angelico 1998; in Beato Angelico 2009), Kanter (2005), Boskovits (2009). Le ragioni di tali oscillazioni risiedono nelle peculiari qualità del dipinto: da un lato esso esalta le doti di minu-to, raffinatissimo decoratore, proprie di un grande miniatore quale l’Angelico fu nella sua formazione e spesso anche in seguito (sul suo duplice statuto di miniatore e pittore cfr. Scudieri, Giacomelli 2007), doti che fanno di lui il più alto emulo della poetica tardogotica di Gentile da Fabriano (si osservino la maestria del fondo in oro operato e graffito a com-porre un pattern regolare di roselline, evocante un prezioso drappo d’onore, e la seta rossa ricamata in oro che ricopre il trono della Vergine); dall’altro la saldezza strutturale, l’impianto monumentale delle figure pur nelle dimensioni così ridotte, che danno alla composizione il respiro di una ‘sacra conversa-zione’, parlano la lingua inconfondibile del proto-Rinascimento fiorentino, battezzato in pittura dal genio di Masaccio. La cifra srcinale dell’Angelico sta proprio nella felicità di tale sintesi, che sarà se-minale sui suoi allievi e seguaci, in particolare su Benozzo Gozzoli, che tradurrà l’alta spiritualità del maestro in termini più prosaici e mondani, divul-gando la lezione disegnativa e prospettica fiorentina in Toscana, Lazio e Umbria. La tavoletta già Dudley si arricchisce inoltre di un’evidente memoria delle Maestà trecentesche nella metrica solenne e caden-zata (sul fondamentale ascendente giottesco in Fra Giovanni cfr. de Simone 2009), mitigata da una pervasiva ‘dolcezza’ affettiva (nella carezza di Gesù Bambino alla Madre, nella partecipe preghiera degli angeli e dei santi), mentre l’eleganza tenue e allun-gata degli angeli riflette lo stile di Lorenzo Ghiber-ti, con il quale l’Angelico ebbe a collaborare nella commissione del tabernacolo dei Linaioli (1433-34; si pensi anche al Paradiso degli Uffizi, autentico equivalente pittorico dei pannelli della Porta del Paradiso, o al trittico di Cortona, cfr. de Simone in Beato Angelico 2009, pp. 170-173; per l’influenza ghibertiana sull’Angelico cfr. l’ancora insuperato Middeldorf 1955). Unica nell’Angelico è la capacità di umanizzare il sentimento divino e all’inverso di elevare gli affetti umani, con un risultato cui ben si addice la formula, solo all’apparenza ossimorica, di Umanesimo cristiano: iconismo bizantino e corpo-reità fisica, mistica medievale e razionalità rinasci-mentale si conciliano mirabilmente nella sua arte.Se la riduzione proporzionale dei due santi in-ginocchiati in primo piano riflette un voluto ‘ar-caismo’ (che l’Angelico utilizza anche altrove, ad esempio nell’ancona di Parma, cfr. Galli, in Omaggio a Beato Angelico 2001, pp. 28-29), la rosa bianca retta da Maria è attributo della Sapienza virginale, mentre il gruppo Vergine-Bambino presenta una variante iconografica della tipologia ‘scherzosa’ a metà tra la Hodigitria (Maria indicante Gesù) e la Eleousa (Madre e Figlio guancia a guancia; cfr. Cornini, in Beato Angelico  2009). Indimostrabile, e 2 Beato Angelico   (Vicchio nel Mugello 1395 ca-Roma 1455) Madonna col Bambino e angeli tra i santi Domenico e Caterina d’Alessandria 1435 caTempera e oro su tavola, cm 24,4 x 18,7Città del Vaticano, Musei Vaticani, Pinacoteca, Inv. 40253   al fondo inconsistente è l’ipotesi di Strunk (1927), ripresa da Cornini (cit.), circa l’identificazione del-la tavola con la «Nostra Donna piccola, bellissima» menzionata da Vasari come di proprietà di don Vin-cenzo Borghini; piuttosto la presenza di san Dome-nico, identificato dall’abito bianco e nero, dal giglio e dal libro, in pendant con Caterina d’Alessandria, impugnante la palma del martirio e ‘scortata’ dalla canonica ruota del supplizio, potrebbe suggerire una pertinenza monastica, verisimilmente femmi-nile, legata all’ordine dei predicatori: a non consi-derare l’inedita, e del tutto eccezionale decorazione a fresco delle celle di San Marco la prassi prevedeva infatti la presenza di altaroli muniti di anconette ne-gli ambienti comuni (cfr. Thomas 2003, pp. 13-21 per un documentato esempio in San Domenico di Pisa), e l’uso di dipinti devozionali di piccole di-mensioni nelle celle, specie nei conventi domenica-ni: le Constitutiones  raccomandavano in particolare le immagini del Cristo crocifisso, di Maria Vergine, di san Domenico (cfr. Hood 1993, pp. 195-197). Un esempio del genere nel corpus  angelichiano, un po’ più piccolo, e certamente più tardo del dipinto vaticano, potrebbe essere il Cristo crocifisso adorato dai santi Pietro martire e Tommaso d’Aquino di colle-zione privata (cfr. Kanter in Fra Angelico 2005, pp. 221-222). Il legame ben accertato dell’Angelico con conventi femminili del suo ordine ( in primis  San Pietro martire a Firenze, per cui dipinse il trittico dell’altare maggiore, ma anche San Domenico a Pisa e San Silvestro a Genova, cfr. de Simone 2008, pp. 20-21) rende l’ipotesi plausibile, benché al momen-to non meglio precisabile.Le analogie del dipinto con la ‘sacra conversazio-ne’ ottagonale oggi a Boston ( Madonna col Bambi-no, santi, angeli e donatore , Boston, Museum of Fine  Arts) sono state sottolineate da Galli (in Omaggio a Beato Angelico 2001) e da Boskovits (2009), il quale ha notato come in entrambe le opere «la delicatez-za fanciullesca della Madonna, la giocosa […] posa del Bimbo, la fragilità ancora vagamente tardogotica degli angioletti, sono aspetti che non si troveranno più nelle opere della tarda maturità del Maestro, popolate da personaggi ossuti, dal volto scavato e dagli zigomi duri…» (p. 106). Anche la ‘Madonna di Pontassieve’ (Firenze, Uffizi) offre un termine di confronto assai pertinente: la datazione di recente dimostrata di quest’ultima al 1435 (cfr. Bernacchio-ni 2010, Labriola 2010) consente pertanto di anco-rare con maggior fermezza la tavoletta vaticana alla metà del quarto decennio, una fase cruciale nel per-corso del Beato Angelico (cfr. Strehlke 2010), nella quale si attesta il suo primato sulla scena fiorentina, destinato nel decennio successivo ad essere espor-tato a Roma e in Umbria. Gerardo de Simone Bibliografia:  Cartier 1857 p. 437; Cavalcaselle-Cro-we 1897, p. 2; Supino 1898, p. 61; Douglas 1900, p. 198; Beissel 1905, p. 19; Schottmüller 1911, p. 18; Pichon 1912, p. 66; Schottmüller 1924, p. 20; Strunk 1927, p. 78; van Marle 1928, p. 58; Mura-toff 1930, pp. 26-27; Sandberg Vavalà 1934, p. 65; Bazin 1949, p. 23; Pope-Hennessy 1952, p. 204; Baldini, in Mostra delle opere di Fra Angelico  1955, p. 11, cat. 5; Collobi Ragghianti 1955, p. 39; Urbani 1957, pp. 51-52; Salmi 1958, pp. 10 e 99; Orlan-di 1964, p. 25; Baldini 1970, p. 95, cat. 43; Pope-Hennessy 1974, p. 233; Cardile 1976, p. 205; Cole 1980, p. 363, nota 13; Pietrangeli 1985, p. 178; Baldini 1986, p. 118; Angelelli, in Imago Mariae  1988, pp. 107-108; Castelfranchi Vegas 1989, pp. 21, 43-44 nota 30; Mancinelli, in Trésor du Vatican 1990, pp. 126-128; Cornini 1992, pp. 202-208; Spike 1996, p. 251, cat. 108; Bonsanti 1998, pp. 190-192, cat. 53; Cornini, in  Angels from the Vatican 1998, pp. 191-192; Galli, in Omaggio a Beato Ange-lico 2001, pp. 38-39, cat. 5; Kanter, in Fra Angelico 2005, p. 164; Boskovits 2009, p. 106; Cornini, in Beato Angelico 2009, pp. 192-193.
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