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Novità celesti e teologia

Novità celesti e teologia
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  NOVITÀ CELESTI E TEOLOGIA Massimo Bucciantini I Gennaio 1611 . Siamo all’apice del suo successo. Appena ricevuta da Clavioconferma delle proprie scoperte, Galileo inviava a Giuliano de’Medici,ambasciatore del Granduca di Toscana a Praga, una lettera che esprimebene l’idea della svolta rappresentata dal Sidereus Nuncius . Prendendospunto dall’osservazione di Venere è possibile avere –scriveva– “sensata etcerta dimostrazione di due gran questioni state sin qui dubbie tra’ maggio-ri ingegni del mondo”: 1 L’una è che i pianeti tutti sono di loro natura tenebrosi (accadendo anco aMercurio l’istesso che a Venere): l’altra, che Venere necessariissimamente sivolge intorno al sole, come anco Mercurio et tutti li altri pianeti, cosa bencreduta da i Pittagorici, Copernico, Keplero et me, ma non sensatamente pro-vata, come hora in Venere et in Mercurio. [e concludeva:] Haveranno dun-que il Sig. Keplero et gli altri Copernicani da gloriarsi di havere creduto et filosofato bene. 2 Il nuovo cielo e la nuova terra, tante volte annunciati, erano ora sotto gliocchi di tutti. “I Pitagorici, Copernico, Keplero et me [...] hanno creduto et 1 Cfr. Galilei, G., Opere , edizione nazionale a cura di A. Favaro, Barbèra, Firenze 1890 - 1909 (d’ora in avanti OG), XI, 12 . 2 Ibid  .: mio il corsivo.  filosofato bene” –confessava–, ovvero i protagonisti di una dottrina chefino a poco tempo prima era –da lui e dagli altri– solo ‘creduta’. Ora, inve-ce, Copernico e anche Keplero diventano suoi predecessori, appartenenti aduna fase storica definitivamente conclusa.Se prima il copernicanesimo era un’opinione stravagante e ridicola, edunque non pericolosa, neppure meritevole di essere condannata, dopo il Sidereus quella che pareva un’assurda visione del mondo verrà ad assume-re una dimensione pubblica, e dunque  politica , come mai era accadutoprima. Se a partire dagli ultimi trent’anni del ‘ 500 novae e comete avevanocontribuito a vedere il mondo in modo diverso da quanto Aristotele avevasostenuto nel De Coelo , le novità celesti annunciate e per la prima volta viste da un numero sempre crescente di persone resero ancora più acuto ilconflitto non solo tra vecchia e nuova cosmologia, ma anche tra vecchio enuovo modo di vedere la natura e l’uomo. 3 Il copernicanesimo era dunqueentrato in una nuova fase e per la prima volta assumeva i contorni di una filosofia progressivamente verificabile, molto di più di quanto il De revolu-tionibus poteva promettere: e non c’è dubbio che anche per questo Galileofu e si sentì filosofo in senso tutto nuovo.Se questo è vero, due considerazioni si impongono. La prima è che la dif-fusione e la fortuna delle opere di Galileo prendono avvio non al terminedella sua vita tormentatissima, né dopo lo scandalo del Dialogo , ma appun-to all’indomani della pubblicazione del Sidereus Nuncius , trasformandoquel piccolo libro in un evento che suscitò curiosità e interesse nelle élitesintellettuali di tutta Europa, sia all’interno del mondo cattolico che in quel-lo riformato, e non soltanto nella ristretta cerchia degli astronomi e deimatematici. Come hanno sottolineato recentemente, in contesti diversi,Maurizio Torrini 4 e Isabelle Pantin, 5 Galileo si impose all’attenzione dellacomunità filosofico-scientifica andando contro tutti i canoni tradizionali delruolo dell’astronomo, che trovavano allora in Italia una perfetta sintesi inGiovan Antonio Magini, un professionista apprezzato, di fama internazio-nale, ma che nulla aveva in comune con Galileo. 6 Prima del 1610 il neo 796 MASSIMO BUCCIANTINI 3 Di “révélation galiléenne” ha parlato opportunamente Hamou, P., La mutation du visi-ble. Essai sur la portée épistémologique des instruments d’optique au XVII siècle , Presses uni-versitaires du Septentrion, Villeneuve d’Ascq (Nord) 1999 , 13 - 34 . 4 Cfr. Torrini, M., “Introduzione”, in Bucciantini, M. – Torrini, M. (eds.), La diffusionedel copernicanesimo in Italia, 1543 - 1610 , Olschki, Firenze 1997 , 4 - 5 . 5 Cfr. Pantin, I., “New philosophy and Old Prejudices: Aspects of the Reception of Coper-nicanism in a Divided Europe”, Studies in History and Philosophy of Science , 30 ( 1999 ), n. 2 , 237 - 262 ( 251 ) 6 Su di lui cfr. Favaro, A., Carteggio inedito di Ticone Brahe, Giovanni Keplero e di altricelebri astronomi dei secoli XVI e XVII con Giovanni Antonio Magini, Zanichelli, Bologna 1886 ; V. Bialas, “Ephemerides of the early Seventeenth Century”, Vistas in Astronomy , 22 ( 1978 ), 21 - 26 ; Peruzzi, E., “Critica e rielaborazione del sistema copernicano in Giovanni Anto-nio Magini”, in Bucciantini, M. – Torrini, M. (eds.), La diffusione del copernicanesimo in Ita-lia (  154 - 1610  ) , cit., 83 - 98 ; Pantin, I., op. cit. , 244 sgg.  “matematico e filosofo” del Granduca di Toscana non aveva dato alle stam-pe alcunché di carattere astronomico, né aveva mai mostrato –né maimostrerà in futuro– interesse alle discussioni su effemeridi e tavole astrono-miche, né ai virtuosismi tecnici di tanti astronomi matematici impegnati acalcolare il valore della precessione degli equinozi o quelli relativi alla dif-ferenza fra le ascensioni rette del Sole vero e del Sole medio. 7 Si trattava diun vero e proprio outsider , un caso davvero senza precedenti, che non pote-va essere considerato filosofo dai filosofi, né astronomo dagli astronomi.La seconda considerazione è che il Sidereus Nuncius fu letto come unoscritto chiaramente orientato in senso copernicano. Se non si tiene conto diquesto, anche il senso di quelle scoperte si impoverisce; separate dall’altrogrande testo galileiano di questi anni, e cioè la Istoria e dimostrazioni intor-no alle macchie solari , rischiano di perdere quello che a mio avviso restauno dei loro obiettivi principali. Sì, certo, nel Sidereus non si trova alcunaprova a favore della mobilità della Terra; quelle novità celesti potevano per-fettamente coesistere anche all’interno di un sistema geo-eliocentrico comequello tychonico. Ma le indicazioni che Galileo poneva all’inizio e alla con-clusione del libro erano inequivocabili e fornivano le istruzioni di come, ein quale direzione, quell’opera doveva essere letta, ovvero come un manife-sto pro-Copernico, l’inizio di un percorso che avrebbe condotto alla fonda-zione –con buona pace del copernicano Keplero– della vera astronomianova . Il Sidereus si chiudeva infatti con un appello a intervenire e a pro-nunciarsi a favore delle nuove scoperte, un invito alla responsabilità e alcoraggio rivolto a tutti coloro che liberi da altre ‘ragioni’, ‘ragioni’ di carat-tere metafisico o teologico, potevano finalmente avvicinarsi, senza timore,alla cosmologia di Copernico, ovvero al Libro I del De revolutionibus. 8 Questa prima fase fu com’è noto il periodo di massimo consenso per Gali-leo e per il copernicanesimo. In tutto cinque anni, dal 1610 al 1615 : unperiodo di libertas philosophandi intenso, l’ultimo di cui Galileo poté di-sporre, in cui tutto avviene in fretta, ricchissimo di iniziative e di confrontiaccesi, costellato da un’ampia gradazione di posizioni sia sul terreno filoso-fico-scientifico che su quello teologico. Le straordinarie scoperte del Sidereus prima e poi delle Lettere sulle macchie solari obbligarono tutti a schierarsi.E se in alcuni casi ci fu chi ostentò un netto rifiuto, ergendosi a paladinointransigente del geocentrismo e della solidità delle sfere come se nulla fosseaccaduto, in altri, e furono la maggior parte, si fu invece costretti a rivedere NOVITÀ CELESTI E TEOLOGIA 797 7 Per una ricostruzione di queste discussioni in Italia, cfr. Proverbio, E., “Francesco Giun-tini e l’utilizzo delle tavole copernicane in Italia nel XVI secolo”, in Bucciantini, M. – Torrini,M. (eds.), La diffusione del copernicanesimo in Italia (  1543 - 1610  ) , cit., 37 - 55 . 8 Sulla prospettiva copernicana del Sidereus Nuncius v. Galilei, G., Sidereus Nuncius. LeMessager Celeste , texte, traduction et notes établis par I. Pantin, Les Belles Lettres, Paris 1992 ,LII-LXVII; Clavelin M., “Galilée astronome philosophe”, in questo stesso volume. Sulla lettura non cosmologica di Copernico resta ancora fondamentale il saggio di Westman, R. S., “TheMelanchthon Circle, Rheticus, and the Wittenberg Interpretation of the Copernican Theory”, Isis , 66 ( 1975 ), 165 - 193 .  posizioni e a mettere in discussione saperi e forme di spiegazione fino ad allo-ra considerate saldissime. Le “nuove esperienze dei sensi” e il “beneficio delmaraviglioso occhiale”, come osservava in uno scritto di questi anni Gio-vambattista Agucchi, 9 imponevano una riflessione approfondita sia sul ver-sante scientifico sia su quello esegetico-scritturale. Ed è soprattutto su que-sto secondo aspetto che, a me pare, non sempre è stata dedicata particolareattenzione. Fatta eccezione per il ‘caso’ Foscarini e per la querelle scoppiatain seguito alla diffusione manoscritta della celebre lettera a Benedetto Castel-li del 21 dicembre 1613 , e che condussero al decreto del 5 marzo 1616 , benpoco ancora si sa delle discussioni teologiche interne ai singoli ordini religiosie sollecitate dalle novità galileiane. E’ il caso delle notizie che Cesi ricevevada Foscarini a proposito di una presunta adesione alla dottrina copernicanada parte dei suoi confratelli carmelitani 10 . Come pure delle informazioniprovenienti dal Collegio Romano che Piero Dini inviava a Galileo in data 16 maggio 1615 e che facevano ben sperare in un crescente interesse per lenuove idee cosmologiche. “Intendo –scriveva Dini– che molti Gesuiti insegreto sono della medesima opinione, ancorché taccino”. 11 Né, in fondo,sappiamo molto delle posizioni che maturarono fuori d’Italia, come quella,ad esempio, tenuta dal gesuita boemo Wenceslaw Kirwitzer, che tra la finedel 1614 e la primavera del 1615 inviava a Christoph Grienberger due lette-re che testimoniano quanto interesse avesse destato la rinnovata attenzioneper Copernico e quali margini di discussione si erano aperti all’interno dellaCompagnia all’indomani della morte di Clavio. In particolare, nella letteradel 7 giugno 1615 , l’astronomo gesuita boemo si scagliava senza esitazionicontro le posizioni sostenute da Scheiner: “Egli avanza molte obiezioni con-tro le ipotesi altrui –con ogni probabilità il riferimento è alle Disquisitionesmathematicae pubblicate a Ingolstadt l’anno precedente– ma non ne stabili-sce alcuna di propria [...] Sembra che con le sue argomentazioni abbia con-futato Copernico, la cui ipotesi tuttavia resta finora la più certa di tutte lerestanti. Spero di sciogliere tutti quei nodi, e di dimostrare che quelle obie-zioni non riguardano in alcun modo l’ipotesi copernicana”. 12 798 MASSIMO BUCCIANTINI 9 Cfr. Bucciantini, M., “Teologia e nuova filosofia. Galileo, Federico Cesi, GiovambattistaAgucchi e la discussione sulla fluidità e corruttibilità del cielo”, in [Brice, C. – Romano, A.(eds.)], Sciences et religions de Copernic à Galilée (  1540 - 1610  ) , actes du colloque internatio-nal organisé par l’École française de Rome, Rome 12 - 14 décembre 1996 , École Française deRome, Roma 1999 , 411 - 442 . 10 OG, XII, 150 : Cesi a Galileo, marzo 1615 : “Lo scrittore [Foscarini] reputa per Coper-nicei tutti i S.ri compagni, ancorché ciò non sia”. 11 Ibid. , 181 . 12 “Multa ille [Scheiner] contra hypotheses aliorum disputat, nullas proprias statuit […]Copernicum obruisse argumentis videtur, cuius tamen hypothesis inter reliquas adhuc est firmis-sima. Expediam, ut spero, nodos illos omnes, ostendamque difficultates illas nullum locum habe-re in Copernici hypothesi”.Cfr. D’Elia, P.M., Galileo in China , University Press, Cambridge,Mass. 1960 , 25 - 28 ( 1 . ed.: Galileo in Cina. Relazioni attraverso il Collegio Romano tra Galileoe i Gesuiti scienziati missionari in Cina, 1610 - 1640 , Pontificia Università Gregoriana, Roma  Come si vede la discussione appare tutt’altro che scontata. La morte diClavio era avvenuta in un momento assai delicato, quando il tema della flui-dità, ma soprattutto della corruttibilità del cielo e della mobilità della Terraerano al centro di un dibattito vivissimo e di cui era difficile prevedere l’e-sito. Come ha puntualmente osservato Michel Lerner, 13 le parole che il cele-bre matematico aveva inserito nell’ultima edizione del suo Commentarius inSphaeram , in cui faceva menzione delle recenti scoperte galileiane, invece dirassicurare pareva fossero messe lì per creare incertezza e disorientamento.“Quae cum ita sint, videant astronomi quo pacto orbes coelestes consti-tuendi sint, ut haec phoenomena possint salvari” (tomo III, 1 , p. 75 ). Unafrase sibillina, che venne piegata sia all’interno della Compagnia che fuoriper i fini più diversi: a favore dell’ipotesi tychonica ma anche a favore delsistema eliocentrico, come stanno a dimostrare le testimonianze di Foscari-ni e Campanella, Keplero, Peiresc e dello stesso Galileo, in una partita senzaesclusioni di colpi, tutta giocata nel giro di pochi anni, e dove ognuno èpronto ad utilizzare a proprio vantaggio l’autorità scientifica del grandeastronomo gesuita.Ad interrogarsi sul significato da dare a queste scoperte furono anchenon pochi teologi sia cattolici che riformati. Anche se a tutt’oggi mancauno spoglio sistematico delle opere teologiche uscite in Europa nel perio-do 1610 - 1620 , ovvero un lavoro quantitativo ad ampio raggio che sol-tanto un’équipe di studiosi potrebbe realizzare in tempi ragionevoli, restoconvinto che un tale lavoro potrebbe rivelarci non poche sorprese sulladiffusione e la discussione in ambito teologico che i nuovi fenomeni astro-nomici suscitarono. Lo scopo di questo mio intervento è dunque ben piùmodesto dal momento che prenderà in esame soltanto alcuni di questiscritti. II Del promesso scritto anti-Scheiner e pro-Copernico che il gesuita Kirwitzersi era impegnato di inviare a Grienberger pare non sia rimasta traccia.Kirwitzer lasciò la Germania nel 1618 senza più farvi ritorno: trasferitosi inCina, morì prematuramente a Macao nel 1626. 14 Ci sono invece restate lecinque orationes e quaestiones discusse il 19 novembre 1614 nell’Accade- NOVITÀ CELESTI E TEOLOGIA 7991947 ); Lattis, J.M., Between Copernicus and Galileo. Christoph Clavius and the Collapse of Pto-lemaic Cosmology , The University of Chicago Press, Chicago-London 1994 , 204 - 205 . 13 Cfr. Lerner, M.P., “L’entrée de Tycho Brahe chez les jésuites ou le chant du cygne de Cla-vius”, in Giard, L. (ed.), Les jésuites à la Renaissance , PUF, Paris 1995 , 145 - 185 ( 164 - 165 , 184 - 185 ). 14 Cfr. Dehergne, J., Répertoire des Jésuites de Chine de 1552 à 1800 , Institutum Histori-cum S.I.- Letouzey & Ané, Roma-Paris 1973 , 432 .
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